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Obbligo e occasione imperdibile di sviluppo

È un obbligo e allo stesso tempo un’occasione d’oro. La nuova corsa all’efficienza energetica è un obbligo perché i segnali di salute del pianeta non sono affatto buoni. La soglia del superamento dei 400 parti per milione di anidride carbonica nell’atmosfera, tristemente celebrato in questi giorni, non è solo psicologica. È un’ipoteca sul futuro e sulla sopravvivenza dei nostri pronipoti. Ma la doppia sfida alla decarbonizzazione e all’efficienza è anche una preziosa occasione di sviluppo e di affari. Soprattutto per chi, come l’Italia, è dotato di allenamento tecnologico e grandi capacità di innovazione.
Molto, moltissimo, abbiamo fatto. Ci siamo guadagnati il secondo posto nella classifica mondiale delle soluzioni per usare sempre meglio l’energia. Ma tutto ci dice che potevamo battere il leader, la Germania, e non lo abbiamo fatto. Gli esperti ci dicono anche un’altra cosa, più importante: gli spazi di miglioramenti sono enormi. E proficui, non solo per l’ambiente e per le tasche dei consumatori, ma anche per il sistema economico e per le dissestate casse dello Stato. Lo dimostra il saldo ampiamente attivo del bonus fiscale concesso negli ultimi anni per le ristrutturazioni e l’efficientamento nel settore residenziale. Il Governo promette di accelerare il passo. Nella gestazione dell’ultima legge di bilancio conferma la filosofia del bonus, lo allarga alle strutture condominiali, risponde alle drammatiche esigenze delle zone terremotate per le ristrutturazioni profonde, mette in campo meccanismi per attivare il mondo della finanza. Si può fare ancora di più? Sì, moltissimo. Pensiamo ai due settori dove tanto si sarebbe dovuto e potuto fare: il patrimonio immobiliare della pubblica amministrazione e la mobilità. Già, perché il Governo e le istituzioni dispensano consigli e sussidi, ma potrebbero muoversi un po’ meglio al loro interno, nella grande (e energeticamente famelica) macchina della cosa pubblica. Prendiamo le scuole. La media degli edifici pubblici continua a essere energeticamente meno efficiente di circa il 25% rispetto a quelli privati, con le scuole italiane ampiamente in testa nella bolletta energetica. Parliamo di circa 1,3 miliardi di euro l’anno di spesa per bruciare 9.600 gigawattora. Si stima che in ben oltre il 50% degli edifici scolastici, un vero colabrodo energetico, si potrebbe tagliare la bolletta di almeno il 30% con interventi di base sugli infissi e sull’isolamento delle pareti.
Ma la vera sfida vincente potrebbe essere quella dell’elettrificazione. Ovvero l’uso di tutti quei dispositivi elettrici che la tecnologia ha reso estremamente efficienti e competitivi anche rispetto ad altri vettori energetici, come petrolio e gas metano. Non è un mistero che la climatizzazione con le pompe di calore possa offrire vantaggi su tutti i fronti rispetto alle caldaie a gas. Ed è altrettanto noto che le auto e gli altri mezzi a propulsione elettrica siano cominciando a essere convenienti da tutti i punti di vista, tranne (ma il problema si risolverà in pochi anni) nel prezzo iniziale di acquisto. Domanda: con una ipotetica crescita massiccia della domanda elettrica la rete di generazione e distribuzione può reggere? Assolutamente sì, considerando il curioso scenario di sovrapproduzione elettrica complessiva del nostro Paese a fronte di una capacità di generazione da fonti rinnovabili che ormai copre la metà del totale. Se si cominciasse dal trasporto pubblico urbano? Ci dicono i migliori analisti che abbiamo tutte le carte in regola per essere, in questo settore, all’avanguardia mondiale. Forse conviene ascoltarli.

DA FONTE “IL SOLE24ORE”